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Storia

Il suo nome, secondo alcuni filologi deriverebbe da “caso bono” - formaggio squisito -avvalorando la tesi secondo cui i suoi abitanti fossero dediti alla pastorizia ed esperti produttori di formaggio. Altri, accostano il sostantivo “casa” - ricovero - all’aggettivo “bona” -accogliente ed ospitale-, ipotesi avvalorata dall’accoglienza, radicata nel patrimonio genetico di ogni casabonese e, immortalato nelle poesie di diversi autori locali.
Le prime notizie sulla formazione di Casabona risalgono al 1198, quando Papa Innocenzo III dava conferma a Nicodemo dell’esistenza, tra gli altri beni, della Chiesa di S. Dionigi - di cui non esiste alcuna traccia - con tutte le sue pertinenze, ubicata nel territorio di Casabona.
Casabona non fu risparmiata dalle scorribande dei Saraceni, nè dal dominio degli Angioini che la gravarono di innumerevoli tasse.
A seguito dell’immigrazione degli Albanesi nell’intera Calabria, avvenuta nella seconda metà del 1400, sorse il Casale di S.Nicola dell’Alto che restò sotto il vassallaggio del comune di Casabona fino al 1806, data in cui fu costituito comune autonomo.
Fino al 1508, veniva chiamata Caso Bono, e successivamente anche Casal Buono o Casu bono. In seguito ad una una serie di terremoti, che sconvolsero il Marchesato nel 1638, 1733 e 1783, la popolazione fu indotta a spostare l’abitato nei pressi del Convento dell’Annunziata, adiacente alla chiesa di S.Maria ad Nives, le cui mura perimetrali sono state demolite nel 1966 per far posto all’attuale casa canonica.
Si racconta che, dopo la distruzione di Casabona vecchia, i superstiti, invocarono l’aiuto del cielo affinchè fosse loro indicato il sito su cui insediare il nuovo borgo. E, così, misero su un carro trainato da sette buoi bianchi, la statua di marmo raffigurante la Madonna col bambino, rimasta miracolosamente intatta dopo il terremoto. I buoi bendati furono lasciati liberi di camminare senza guida, essi si fermarono lì dove ora sorge la Chiesa madre.
Tornando alla storia, Casabona fu dominata da un lungo elenco di famiglie di feudatari: i Malatacca, i D’Aragona, i Pisciotta, i Moccia - ricordati dal volgo come esattori di gabelle - i Berlingeri e i Galluccio, con i quali si arriverà al 1950, anno della riforma agraria.
Casabona ha Zinga come frazione dal 1811, data in cui è stata emessa l’ordinanza di divisione dei fondi feudali. Sin da allora i rapporti tra le due comunità, avendo storia e tradizioni diverse, sono stati difficili.

 

 

Il Gonfalone 

Drappo partito d’azzurro e di bianco, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma con l’iscrizione centrata in argento: Comune di Casabona. Le parti di metallo e i cordoni sono argentati. Nella freccia è rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo è inciso il nome. Cravatta e nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento.

 

Fra Bonaventura Barbieri
A Casabona nel 1519 fu costruito un Convento dell’Ordine degli Osservanti Minori, nel quale entrò, nel secolo XVII, Giuseppe Barbieri, detto Fra’ Bonaventura o anche “lo Scalzo”, perchè camminava a piedi nudi sia d’inverno che d’estate. Di questa figura si ignora, così come scrive Ciccio Palmieri , sia l’anno di nascita che la sua discendenza, le uniche notizie concernono la data della sua morte e il fatto che la gente lo considerasse Beato. Il 28 luglio del 1657 morì nel Convento di S. Francesco d’Assisi in Cosenza, dopo aver liberato la città dalla peste.
A tal proposito, Ciccio Palmieri così scrive “... del citato miracolo fu redatta pubblica testimonianza a firma del Vicario Generale dell’Arcidiocesi, mons. Antonio Tango, data alla stampa nello stesso anno. ... riportiamo qui parte del prezioso documento: ...in questa comune tribolazione conoscessimo Fra’ Bonaventura di Casabona dell’O.M. Osserv., che stava di famiglia in questo Convento di S. F. d’Assisi, chiamato comunemente lo Scalzo, nel quale esperimentassimo gran semplicità accompagnata da una bontà di vita commendevole da vero religioso inclinato a fare aspra penitenza, lo dicessimo che venisse continuamente nel palazzo arcivescovile, dove venuto spesse volte, gl’incaricassimo che avesse pregato, pregato la gran madre di Dio, di cui il medesimo Padre Scalzo era devotissimo, e avea gran senso che a tutti s’imprimesse tale devozione, per la salute comune di questa città tutta, con schietta semplicità mi rispose: Che voglio fare perchè il Figlio sta adirato per li vostri peccati?. Volle finalmente una volta confessarsi con Noi, e ricevuta l’assoluzione, s’offerse alla gran Madre di Dio di voler lui morire di peste, purchè pregasse suo Figlio che cessasse la peste che si faceva molto a sentire per tutta la città. Dopo di che intendessimo, che verso gli ultimi di luglio 1657 era accorso che Padre Scalzo fu colpito della peste, e che era passato da questa a migliore vita e nacque voce per la città, nata dalli RR. padri di questo Convento, che Fra Bonaventura havesse detto che fusse confirmato il voto di questa città all’Immacolata Concetione, che si havrebbe ottenuta la gratia, testimoniando ciò li medesimi Padri, in voce e in iscritto....”.

 

 

Giuseppe Tallarico
Noto uomo di scienza, nato a Casabona nel 1880 e morto a Roma nel 1965, deputato al Parlamento, membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche, scrittore e conferenziere di rinomata fama, tanto da essere definito “il biologo con le ali di poeta”. Cominciò sin da giovane ad ottenere premi e riconoscimenti infatti, durante i corsi della Facoltà di Medicina a Roma, ottenne il “Legato Pezzullo”, il “Premio Corsi” per la fisiologia e il ”Premio Girolami” per la tesi di Laurea. Nel 1909 fu giudicato da una Commissione tecnica, il primo fra tutti i laureati in Medicina di tutte le Università d’Italia degli ultimi cinque anni. Egli si avvalse di questo sussidio ministeriale per perfezionarsi in Chimica fisiologica presso il Laboratorio di Fisiologia della Sorbonne a Parigi, sotto la direzione del Prof. D’Aure. Nel corso della vita, per la sua attività di scienziato e di scrittore continuarono ad essergli conferiti vari premi, quello più importante fu il “Premio Rezzara” nel 1955, sulla sana alimentazione. Nel 1957 ebbe il “Premio Braiband” per la migliore pubblicazione sulle paste alimentari e il “Premio Internazionale della Mela d’oro” per il migliore articolo pubblicato sulla mela. Nel 1913 si traferì a Londra per dirigere un reparto del locale Ospedale. Durante la prima guerra mondiale abbandonò Londra partecipando attivamente al conflitto in qualità di Ufficiale Medico. In questo periodo conseguì la libera docenza in Chimica Fisiologica presso l’Università di Roma per numerosi lavori sperimentali pubblicati sia in inglese che in francese. La sua attività scientifica comprendeva quattro gruppi di studi ben distinti: Chimica Fisiologica; Biologia Generale; Biologia Applicata alla Demografia; Biologia Applicata all’Agricoltura. Ha scritto numerosi volumi tra cui i più importanti sono: La vita degli alimenti, La vita delle piante, L’elogio dei microbi, tutti tradotti e pubblicati anche all’estero. Cessata la guerra riprese la sua professione di medico. Fu medico di fiducia di molteplici personaggi del calibro del Generale Diaz, del Compositore Igor Strawinsky, del Pittore Pablo Picasso, del Musicista Leoncavallo, del Direttore dei Balletti Russi Sergio Diaghileff. Fu anche medico di fiducia, nonchè amico, di Guglielmo Marconi che lo accompagnò con il suo yacht “L’Elettra” fino a Crotone nel 1925 quando abbandonò l’Inghilterra per ritirarsi in Italia, precisamente a Casabona, dove si dedicò completamente allo studio e alla ricerca. Nonostante l’abbandono della professione medica mantenne con i suoi illustri pazienti una viva amicizia. A tal proposito va ricordato che nel 1952, in Calabria ci fu una disastrosa alluvione; Strawinsky, a Roma, in riconoscenza nei confronti del suo vecchio amico casabonese, diresse un memorabile concerto al teatro Argentina, il cui ricavato fu devoluto a favore degli alluvionati calabresi. Nel territorio di Casabona fece sorgere diversi campi sperimentali con apposito Parco zootecnico dove condusse le sue ricerche biologiche, agrarie e zootecniche.
 

Zzarafinu
Esempio di come l’accoglienza abbia sempre caratterizzato la nostra piccola comunità è il modo in cui è stato accolto Serafino, un mendicante-eremita, forse veggente, nato a Bocchigliero (CS) nel 1886, vissuto per parecchi anni a Casabona, dormendo in una grotta in località Montagna Piana. Quando scendeva in paese, vi era sempre un piatto caldo per lui, aveva sempre una buona parola per tutti, camminando veniva attorniato da uno stuolo di bambini sui quali esercitava un carisma particolare. Ciò che lo caratterizzava erano i suoi occhi dolcissimi ed il suo inseparabile bastone. Morì nel 1966 e un benefattore provvide alla sua sepoltura, mentre il suo bastone venne posto sopra la tomba, continuando ad evocare sui visitatori del cimitero strane sensazioni. Su Serafino è stata scritta una bellissima poesia di cui riportiamo uno stralcio:

 

“Zzirafinu”
Campava aru paisi ‘i Casivona,
tannt’anni arretu, ‘u m’aricordu quannu,
nu vecchju rimitu dintr’i campagni,
vicinu ‘a coddra di Muntagna chjiana.
De tutti era ‘nnumatu: Zzirafinu...!
Nuddru sapija de duvu iddru venija,
o quannu d’aru munnu avija binutu,
e nuddru si l’avjia ma’ addimannatu.
Campava di limosina e pietati,
durmija ra notti dintr’ancuna rutta,
e casa nu’nn’avija ma’ canuscjutu...
Avija na varva longa e tutta janca,
ma ... netta e... profumata... ara lavanna.
Quannu scennija d’a ppedi aru paisi,
purtava nu paru ‘i cauzi a ra moda:
larghj larghj, ma curti “a zumpafossu”,
chjini di pezzi di tanti culuri,
e tutti arripizzati cu ran cura
cu n’acu ca se putija cunfruntarij
sulu, e daveru, cu ‘na ‘zzacurafa...
Ri pedi ‘u canuscijanu ri scarpi,
eranu chjiatti e lordi p’u caminu ...

 

Angelo Vaccaro
Insegnante elementare, poeta, scrittore, giornalista, nonchè studioso della storia della Magna Grecia, di fama nazionale e internazionale morto il 29.12.1969. I suoi scritti sono storiografici - Fedelis Petelia e Kroton -; critici - Accanto a Manzoni, Luci manzoniane e La tragedia di G. Leopardi -; poetici - Fruscii di foglie e Trilli di bambini -. I riconoscimenti che egli ebbe sono innumerevoli, da Accademico delle Accademie delle Scienze di Roma, ad Accademico Cosentino, da Conservatore Statale del tempio di Hera Lacinia, ad Ispettore Onorario delle Antichità e delle Belle Arti per 27 anni, a Medaglia d’oro della P.I.

 

Giuseppe Novello
Cantastorie, conosciuto da tutti come “Zu Pippino ‘i ra Middja”, traduceva in canzoni o filastrocche dialettali ogni evento che avveniva in paese o che viveva lui personalmente. La sua produzione è vasta, si va dai canti che descrivono l’arrivo del sale nel tabacchino del paese, ai canti che parlano di asini, quelli che descrivono le usanze delle feste, per finire con quelli di satira politica. A titolo di esempio riportiamo:

 

“A ciuccia e ra puddriceddra”:

A ra cuntrada di Spinari c’è na flotta i d’operai
stanu fannu na stratella pi figura è tanta bella.(2v.)
I cotisti i da Bofularizza vanu fora cu cuntintizza
l’opera Sila ni conza ra via, jamu fora cu allegria.(2v.)
Iamunimi a ri primi acqui cu si petri misi chiatte
cu na vota chi ciamu passati la stratella s’è sciuddrata.(2v.)
A ri cotisti di Spinari c’è successu nu bellu guaiu
caminavu tuttu squitatu subba a stratellla menza sciuddrata.
I lavori du capumastru adduvi ci appiddra finu a ru mastu
e sunn’era pi ra stratella pirdiva ra ciuccia e ra puddriceddra.(2v.)
I lavori di Casabona su comu u furnu i mastru ‘Ntonu,
non appena su terminati pariti mastri cu furnu è sciuddratu!(2v.)
E mannaia a l’Opera Sila chi va facennu si vìi vìi
va facenni si stratelli, ‘ppì ruvinari Giuseppe Novello.(2v.)

 

Stanislao Pisani
Di professione sarto, noto a tutti con il nome di “mastru Stanu”, dirige la locale Banda Musicale - nata nel 1892 - da quasi sessant’anni, essendone tuttora il direttore artistico, tecnico e amministrativo. La sua forza d’animo, nascosta da una figura umile, ha consentito a intere generazioni di avvicinarsi alla musica, fornendo l’occasione, a molti, di scoprire il proprio talento. Il suo apporto fu decisivo per la nascita delle Bande di Scandale, Pagliarelle, Verzino, Belvedere Spinello, Petilia Policastro e Crotone.

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